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Unimondo
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15.02.2007
Il Parlamento europeo "condanna i trasferimenti straordinari in quanto strumenti illegali utilizzati dagli Stati Uniti nella lotta al terrorismo" e "deplora la mancanza di collaborazione da parte di taluni governi e del Consiglio Ue". Approvando ieri con una larga maggioranza di 382 parlamentari - contrari 256 e 74 astenuti - la relazione della commissione d'inchiesta sui voli Cia in Europa presentata dall'eurodeputato dei Ds Claudio Fava - l'Europarlamento evidenzia anche il coinvolgimento di numerosi governi europei nelle cosiddette “extraordinary renditions” (trasferimenti straordinari, veri e propri rapimenti) e la scarsa cooperazione di Italia, Gran Bretagna e altri paesi alle indagini. Amnesty International aveva denunciato i "tentativi dell’ultima ora di annacquare il rapporto". Ma Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno firmato la scorsa settimana un trattato ONU che vieta le scomparse forzate e la detenzione segreta.
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Image: Rapporto di Amnesty sulle sparizioni forzate della CIA
08.02.2007
Il 17 febbraio non solo il movimento pacifista ma molte persone, comunità, genti di destra e di sinistra, anti TAV e casalinghe si sono date appuntamento nella palladiana città d’oro per esprimere il proprio dissenso per l’ampliamento e lo sviluppo aeroportuale della base militare USAF Dal Molin a Vicenza. Il 17 la protesta non si fermerà alla base militare ma alla filosofia che la sottende e quindi la politica unilaterale degli Stati Uniti che possiedono nel pianeta una fitta rete di installazioni militari che godono di extraterritorialità. Una filosofia che va in tutt’altra direzione della Carta dell’ONU. Sin qui, dunque, ad una prima lettura superficiale è tutto chiaro. I nemici sono gli USA ed il governo Prodi. Gli amici le comunità locali e l’ONU. In verità, a ben vedere, il quadro non è così semplice. E non poco.
di Fabio Pipinato
(Direttore di Unimondo)
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Image: Mobilitazione contro il raddoppio della Base Usa a Vicenza - da globalproject
25.01.2007
Il tema dell’informazione sull’Africa e dall’Africa ha attraversato tutte le giornate del Forum sociale mondiale (WSF), iniziato il 20 gennaio e che oggi è alla sua giornata conclusiva con la maratona dalla baraccopoli di Korogocho fino a Hururu Park, nel centro della capitale. Nei giorni scorsi si sono svolti seminari su "media ed etica dell’informazione" organizzati da due network africani, Panos e Inter Press Service Africa. Diana Senghor, direttrice di Panos Senegal ha ricordato che “una delle risorse del nostro continente sono i media comunitari, le radio in particolare, che sono di gran lunga le più diffuse e fruite dalla popolazione". Tra le iniziative italiane c’è stato il confronto tra giornalisti europei e africani al Centro culturale italiano il 23 gennaio, a cui hanno partecipato fra gli altri il direttore della nuova sede Rai a Nairobi Enzo Nucci e l’inviato del Corriere della Sera, Massimo Alberizzi.
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Related topics/regions:
[Africa]
Image: Partecipanti al WSF 2007 - da worldsocialforum.tv
25.01.2007
L’incontro con Kapuscinski è uno di quelli che lasciano il segno. Nato a Pinsk nel 1932 e scomparso la sera del 23 gennaio, l’uomo che nel pieno della rivoluzione iraniana poteva raccontare di avere già vissuto in prima persona ventisette (!) rivoluzioni, non narra mai di sé, ma sempre delle persone che ha incontrato, della gente comune che ha avvicinato. Come il bambino di otto anni che cuoceva il pane a Teheran e che finiva per perdere il lavoro tutte le volte che, in preda a una struggente nostalgia, scappava dalla città per tornare a casa dalla sua mamma. O come il venditore di tappeti, che racconta a Kapuscinski dell’importanza, per un popolo, delle cose apparentemente “inutili”, come l’arte o la spiritualità. (di Alberto Conci)
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Image: Ryszard Kapuscinski
25.01.2007
Un network di donne Premio Nobel per affrontare insieme le sfide della costruzione della pace, della tutela dell'ambiente, dei diritti umani. Lo ha lanciato al Forum sociale mondiale (WSF) di Nairobi Wangari Maathai, keniana, Nobel per la pace insieme alla statunitense Jody Williams e all'iraniana Shirin Ebadi che ha fatto un appello alla società civile degli Usa e dell'Iran: “Sono preoccupata per le relazioni pericolose fra il governo del mio Paese e quello degli Stati Uniti. La guerra e la pace però non sono in mano solo dei governi. Per la prima volta nella storia del mondo la società civile iraniana e quella statunitense sono insieme contro la guerra. Tutti vogliamo la pace, e possiamo costruirla insieme” – ha detto. La giornata si è chiusa con una cerimonia per piantare un albero nel prato davanti allo stadio: delusione per l’assenza di Wangari Maathai, sostituita da un rappresentante del Green Belt Movement.
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Image: Un evento al WSF - da worldsocialforum.tv
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