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Il presidente Morales annuncia la nazionalizzazione - da www.comunica.gov.bo
03.05.2006 Il presidente boliviano Evo Morales ha firmato il decreto di nazionalizzazione degli idrocarburi: "Il paese recupera la proprietà, il possesso e il controllo totale e assoluto delle proprie risorse" - ha dichiarato il presidente che ha inviato l'esercito a controllare i giacimenti. Tutte le sigle delle multinazionali petrolifere firmatarie di quella settantina di contratti dichiarati illegali dal Tribunale Costituzionale della Bolivia lo scorso anno che non accetteranno le nuove disposizioni in materia di idrocarburi entro 180 giorni dovranno lasciare il paese: i loro titoli sono scesi in borsa. “Davvero un colpo inatteso” – commenta Giovanna Vitrano per Selvas.org. La Bolivia è il secondo produttore sudamericano di idrocarburi ed è anche il paese più povero del subcontinente. Lo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas costituisce il 15 per cento del PIL boliviano e le oltre 50 compagnie straniere hanno finora goduto di condizioni fiscali considerate tra le più blande al mondo.
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Image: Il presidente Morales annuncia la nazionalizzazione - da www.comunica.gov.bo
Militari boliviani durante una manifestazione
02.05.2006 Quasi 24 ore senza assistenza legale, ammanettato, minacciato e percosso, con una sentenza di morte non scritta che gli pende sulla testa. Questa l’incredibile storia del giornalista Wilson Garcia Merida che è riuscito a sopravvivere grazie a molta fortuna e alla decisione di un giudice onesto. Il giornalista, collaboratore dii Selvas.org, è conosciuto per le sue denunce della corruzione e dei legami tra narcotraffico e gruppi di potere che hanno contribuito a portare alla sbarra diversi imputati: già nel 2004 era stato ad un passo dalla morte a causa delle pugnalate allo stomaco ricevute per impedirgli l’ennesima inchiesta. Ora è stato accusato di narcotraffico senza che ci sia una sola prova contro di lui: fermato da pattuglie di polizia private è stato consegnato nelle mani della FELCN (Forza Speciale di Lotta al Narcotraffico), torturato e bastonato dai secondini tanto che, secondo l'esame medico legale, ha riportato ferite guaribili in 25 giorni.
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Image: Militari boliviani durante una manifestazione © Radio Netherlands Wereldomroep
Pozzi di gas della provincia di Tarija - da Selvas
11.04.2006 Il governo boliviano è alla prese con una nuova serie di scioperi, dopo quello indetto la settimana scorsa dagli autotrasportatori interdipartimentali e conclusosi con una sostanziale vittoria dell’esecutivo. L’intera città di Cochabamba, nel centro del Paese, è entrata oggi in sciopero generale per chiedere al governo di trovare una soluzione alla vertenza dei lavoratori della compagnia aerea privata ‘Lloyd Aéreo Boliviano’ (Lab), che rischia di fallire a causa dei pesanti debiti accumulati e per la presunta corruzione dei dirigenti dell’azienda -riporta l'agenzia Misna. Intanto, la Legge 3065, approvata dal precedente governo Mesa che autorizza a costituire società pubbliche e/o miste per costituire in tempi brevi imprese per l'esportazione di gas naturale, rischia di mandare all'aria tutte le promesse di pace e democrazia che il nuovo governo Morales aveva - ed ha - intenzione di mantenere. La società civile grida allo scandalo, le forze di potere dipartimentali gridano all'autonomia e il governo grida all'incostituzionalità.
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Image: Pozzi di gas della provincia di Tarija - da Selvas
Manifestazioni indigene - Foto Fenocin
04.04.2006 Pedro de la Cruz, dirigente indigeno tra i più rappresentativi dell’Ecuador e presidente della Federazione di Organizzazioni Contadine Indigene e Nere (Fenoncin), è stato arrestato ieri mattina nel corso di una marcia “per la sovranità e contro il trattato di libero commercio” che avrebbe dovuto portare una delegazione di circa trecento indigeni da Loja, città andina al confine con il Perù, fino alla capitale Quito. De la Cruz, contattato telefonicamente da un quotidiano locale, ha denunciato di essere stato arrestato insieme al presidente della Federazione dei contadini di Loja, Wilson Villalta. I militari ecuadoriani lo accusano di aver violato il divieto di manifestare imposto dallo stato di emergenza, in vigore da due settimane in cinque regioni, voluto dal presidente Alfredo Palacio per far fronte alle proteste contro l’accordo commerciale andino che l’Ecuador si appresta a firmare con gli Stati Uniti e che, secondo le organizzazioni indigene, mette in serio pericolo i piccoli produttori, i contadini, gli allevatori e le risorse naturali del Paese.
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Manifestazioni indigene a Quito - da Conaie
01.04.2006 Si riaccende il dibattito sulla firma del Trattato di libero commercio andino (TLC) in Ecuador. In assemblea straordinaria, si sono riunite oggi 250 dirigenti della CONAIE, la principale confederazione di organizzazioni indigene del Paese, per discutere sull’opportunità o meno di riprendere le proteste che di recente e per due settimane, hanno paralizzato, da nord a sud, l’Ecuador andino - riporta Tancredi Tarantino di Selvas.org. Le popolazioni indigene chiedono che venga convocata una Assemblea Costituente che possa rifondare uno Stato disgregato da anni di instabilità politica e preannunciano una sollevazione popolare, un levantamiento, che non avrebbe di mira soltanto le negoziazioni per il libero commercio ma lo stesso presidente Alfredo Palacio, accusato di avere tradito le aspettative di quel movimento che nell’aprile dello scorso anno lo aveva portato al potere. Intanto a Washington, da una settimana, sono in corso le negoziazioni che dovrebbero portare alla firma del Trattato commerciale già siglato in precedenza da Colombia e Perù.
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Image: Manifestazioni indigene a Quito - da Conaie

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